SOLENNITA’ DI NOSTRO SIGNORE GESU’ CRISTO RE DELL’ UNIVERSO


“In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. 

Avevo fame, avevo sete, ero straniero, nudo, malato, in carcere… Dal Vangelo emerge un fatto straordinario: lo sguardo di Gesù si posa sempre, in primo luogo, sul bisogno dell’uomo, sulla sua povertà e fragilità. E dopo la povertà, il suo sguardo va alla ricerca del bene che circola nelle vite: mi hai dato pane, acqua, un sorso di vita, e non già, come ci saremmo aspettati, alla ricerca dei peccati e degli errori dell’uomo. Ed elenca sei opere buone che rispondono alla domanda su cui si regge tutta la Bibbia: che cosa hai fatto di tuo fratello?
Quelli che Gesù evidenzia non sono grandi gesti, ma gesti potenti, perché fanno vivere, perché nascono da chi ha lo stesso sguardo di Dio. Grandioso capovolgimento di prospettive: Dio non guarda il peccato commesso, ma il bene fatto. Sulle bilance di Dio il bene pesa di più. Bellezza della fede: la luce è più forte del buio; una spiga di grano vale più della zizzania del cuore. Ed ecco il giudizio: che cosa rimane quando non rimane più niente? Rimane l’amore, dato e ricevuto. In questa scena potente e drammatica, che poi è lo svelamento della verità ultima del vivere, Gesù stabilisce un legame così stretto tra sé e gli uomini, da arrivare fino a identificarsi con loro: quello che avete fatto a uno dei miei fratelli, l’avete fatto a me! (di P. Ermes Ronchi)

XXXIII° Domenica:Mt. 25, 14-30. “Sei stato fedele nel poco, prendi parte alla gioia del tuo padrone. “

Gesù ci offre la parabola dei talenti. I talenti sono i doni di Dio, le possibilità e le potenzialità che abbiamo. Ciascuno ha ricevuto tanto da Dio. “Benedici il Signore anima mia, non dimenticare nessuno dei suoi benefici”. Non si tratta solo di benedire il Signore, ma di far fruttare i suoi doni, e non in maniera egoistica, ma per il suo regno, per il prossimo. A riguardo dei talenti, guardando la quotidianità, alcuni hanno di più e allora può nascere l’invidia. Ma noi sappiamo che ciascuno ha ricevuto qualcosa e Dio chiederà conto alla fine secondo quello che Lui ha dato. Quando Gesù dice: Guai ai ricchi, vuole insegnare che uno che ha ricevuto molto, deve collaborare molto di più. Se uno è ricco e non vuole aiutare, non fa fruttare davanti a Dio ciò che ha avuto. Dio guarda se c’è una risposta proporzionale, adeguata. Anche chi ha ricevuto poco è tenuto a moltiplicare e un solo talento ha comunque un valore grandissimo. C’è già tanto anche in un talento solo. Ciascuno di noi ha ricevuto da Dio dei doni naturali e di fede. Dobbiamo spenderli bene, farli fruttificare per trasformare il mondo in cui viviamo e meritare così la vita eterna. Per il Vangelo la vita di un cristiano è una missione. C’è sempre da fare per tutti coloro che vogliono spendere il proprio tempo e le proprie capacità per Dio e per il prossimo. Domandiamoci quindi: Dov’è il nostro impegno di fede, di preghiera, di carità? La vita, è il tempo datoci da Dio durante il quale dobbiamo far fruttare i suoi talenti. Dobbiamo allontanare la pigrizia e operare per realizzare la nostra risposta di amore su questa terra e meritare la vita nei cieli. Preghiamo per questo anche attraverso il video della Celebrazione di questa mattina  che proponiamo sopratutto a Voi cari ammalati, augurandoVi una buona e santa domenica!

32° domenica del tempo ordinario: Sp. 6, 12-16 “la sapienza si lascia trovare da quelli che la cercano”

E’ un tempo il nostro in cui pare non ci sia spazio al silenzio, alla riflessione. C’è solo spazio, troppo spazio alla agitazione. La vita diventa un continuo affannarsi, per riempirla di cose inutili e a volte dannose. Proviamo a chiederci quante ore passiamo davanti alla televisione, quante ore dedichiamo alle chiacchiere che a volte sono solo un inutile e dannoso rumore senza contenuto. C’è davvero poco tempo per riflettere. Ma una vita senza la compagnia del silenzio e della riflessione oltre che chiasso diventa causa di tanta confusione dello spirito. Non abbiamo tante volte sperimentato la delusione di avere bisogno di ascoltare o parlare di cose serie che riguardano la vita, non solo questa, ma quella eterna, trovando solo chi sta alla porta della nostra necessità e sta lì a sentire senza ascoltare?  Sappiamo tutti, o dovremmo saperlo, come ogni attimo può essere quello del ‘passaggio’ della Sposo da seguire alla festa del Cielo. Per cui il Vangelo oggi offre la parola chiave della vita: “Vigilate, perché non sapete né il giorno né l’ora” (Mons. A. Riboldi)

Vi proponiamo come al solito, la S. Messa di questa mattina alle 10,30. In alcuni momenti dell’ omelia, d. Cono è sceso direttamente tra i ragazzi del catechismo e quindi la telecamera non l’ ha inquadrato,  ma certamente questo “colloquio” con i bambini, lo troverete interessante e costruttivo ugualmente! Il resto della Celebrazione è comunque visibile . Buona partecipazione e buona domenica!

XXXI° domenica: “DICONO E NON FANNO” Mt. 23, 1-12

Il Vangelo di questa domenica ci richiama sul fatto che non possiamo dire a parole e pretendere che gli altri ci ascoltino, per poi vivere in modo totalmente opposto a quello che diciamo.
Quante volte ci siamo detti di essere pronti ad andare controcorrente, di sentirci alternativa ad una società che esalta il potente e mette pesanti fardelli ai piccoli, ai poveri, a chi ha bisogno di una mano fraterna per rialzarsi. Troppe! Gesù, oggi, ci invita a cambiare mentalità, ad allontanarci dall’ipocrisia di certe scelte che hanno soltanto il valore di esaltare noi stessi, di metterci in mostra, di salvare il nostro piccolo orticello.
Leggendo il brano del Vangelo di questa domenica sembra che Gesù si rivolga soltanto a chi si occupa di cose religiose, di cose della chiesa.  Ma Gesù si rivolge a tutti, non fa distinzione tra laico e religioso, e ci invita a cambiare strada rispetto al nostro sentimento egocentrico ed egoistico di sentirci sempre “il centro dell’universo”. Ci sono  altre realtà, altre vite anche fuori dal portone di casa nostra, con cui crescere nel nostro cammino di fede.
I nostri semplici  gesti, lungi dai momenti di esaltazione di noi stessi, devono essere rivolti a coloro  i quali,  invece dei nostri beni materiali e del nostro pietismo, magari hanno bisogno del nostro tempo, del nostro sorriso, della nostra mano, della nostra attenzione, del nostro ascolto, del nostro essere fratelli e sorelle e farci poveri con loro. Allora se ci faremo servi, avremo la capacità di riconoscere l’immensa Misericordia di Dio che va ben oltre i nostri limiti umani e ci guida sulle strade del mondo per riconoscere insieme agli altri, fratelli e sorelle, il volto dell’unico vero Maestro: il Cristo.