2 NOVEMBRE 2017: COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI

Vi proponiamo questa riflessione di P. Rungi: 

Nella mente di ogni credente e cristiano il 2 novembre è giorno di lutto, sofferenza e pianto. Sarà anche per il fatto che in questa giornata ci ritroviamo tutti a pregare, nei cimiteri, sulle tombe dei nostri cari e quindi, si vuole o non si vuole, un senso di mestizia prende il nostro cuore e riviviamo la sofferenza della perdita delle persone care. Riviviamo, in altri termini il lutto, la separazione, il distacco. Si rinnovano i ricordi, i sensi di colpa, le cose fatte per i propri cari, le gioie donate e le sofferenze provocate. Si pensa, oltre quel momento, alla verità eternità. Un corpo giace nella terra o nei loculi e l’anima sta già, ce lo auguriamo per tutti, a godere il volto di Gesù.
Questa speranza della gioia eterna e della risurrezione finale anche dei nostri miseri corpi, ci fa affrontare con animo diverso il mistero della morte. Non vorremmo morire mai, quando tutto va bene nella nostra vita; vorremmo affrettare l’incontro con il Signore, dopo la morte, quando soffriamo e le cose non vanno assolutamente bene; per cui siamo tristi ed angosciati come Gesù nell’orto del Getsemani che, vedendo la sua morte in croce imminente, si rivolge al Padre e chiede di far passare quel calice del dolore, anche se è totalmente disposto a fare la sua volontà.
La morte e la morte in croce di Gesù dà significato alla morte di ogni uomo che viene e vive in questo mondo. Ma è soprattutto la risurrezione di Gesù a dare significato vero alla vita di ogni credente. Noi non finiamo con la morte e la morte non è l’ultima parola della nostra vita. C’è una vita oltre la vita che in questo giorno della commemorazione di tutti i fedeli defunti, noi non possiamo assolutamente dimenticare.Bellissime le parole che Giobbe pronuncia per indicare il tema della morte come via della speranza e non del dolore, la via della luce e della pace e non delle tenebre e della guerra. Non siamo in questo mondo stranieri a Dio e non lo saremmo nell’eternità. Anzi la nostra vera patria sta propri lì e noi siamo cittadini per sempre in quello mondo che conoscere e godremo dopo la morte.
Esultare, gioire e rallegrarsi in questo giorno in cui tutto parla di morte, perché ci attende una risurrezione finale per il bene e con tutti coloro che hanno fatto del bene secondo la logica di quel vangelo della carità che è la base di partenza del giudizio universale che Dio effettuerà alla fine dei tempi, quando tutto verrà trasformato in un nuovo mondo, in cieli nuovi e terra nuova, come ci ricorda san Giovanni nel testo dell’Apocalisse. Con questo sguardo di vita  preghiamo con le stesse parola della liturgia di oggi: “Dio onnipotente, il tuo unico Figlio, nel mistero della Pasqua, è passato da questo mondo alla gloria del tuo regno; concedi ai nostri fratelli defunti di condividere il suo trionfo sulla morte e di contemplare in eterno te, o Padre, che li hai creati e redenti”. A questa preghiera aggiungiamo nel nostre personali preghiere per i nostri cari e per tutti i defunti, cogliendo l’occasione in questo giorno di riflettere sul senso della vita che è davvero un passaggio , un camino incontro a Dio.

1 NOVEMBRE: SOLENNITA’ DI TUTTI I SANTI. “Vedremo Dio così come Egli è” 1Gv. 3, 1-3

RALLEGRATEVI ED ESULTATE, PERCHE’ GRANDE E’ LA VOSTRA RICOMPENSA NEI CIELI. Mt. 5, 1-12

Alcuni passi dell’ omelia di Papa Benedetto XVI del 1° novembre 2006

Ma “a che serve la nostra lode ai santi, a che il nostro tributo di gloria, a che questa stessa nostra solennità?”. Con questa domanda comincia una famosa omelia di san Bernardo per il giorno di Tutti i Santi. È domanda che ci si potrebbe porre anche oggi. E attuale è anche la risposta che il Santo ci offre: “I nostri santi – egli dice – non hanno bisogno dei nostri onori e nulla viene a loro dal nostro culto. Per parte mia, devo confessare che, quando penso ai santi, mi sento ardere da grandi desideri” (Disc. 2; Opera Omnia Cisterc. 5, 364ss). Ecco dunque il significato dell’odierna solennità: guardando al luminoso esempio dei santi risvegliare in noi il grande desiderio di essere come i santi: felici di vivere vicini a Dio, nella sua luce, nella grande famiglia degli amici di Dio. Essere Santo significa: vivere nella vicinanza con Dio, vivere nella sua famiglia. E questa è la vocazione di noi tutti, con vigore ribadita dal Concilio Vaticano II, ed oggi riproposta in modo solenne alla nostra attenzione.Ma come possiamo divenire santi, amici di Dio? All’interrogativo si può rispondere anzitutto in negativo: per essere santi non occorre compiere azioni e opere straordinarie, né possedere carismi eccezionali. Viene poi la risposta in positivo: è necessario innanzitutto ascoltare Gesù e poi seguirlo senza perdersi d’animo di fronte alle difficoltà. “Se uno mi vuol servire – Egli ci ammonisce – mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà” (Gv 12, 26). Chi si fida di Lui e lo ama con sincerità, come il chicco di grano sepolto nella terra, accetta di morire a sé stesso. Egli infatti sa che chi cerca di avere la sua vita per se stesso la perde, e chi si dà, si perde, trova proprio così la vita (Cfr Gv 12, 24-25). L’esperienza della Chiesa dimostra che ogni forma di santità, pur seguendo tracciati differenti, passa sempre per la via della croce, la via della rinuncia a se stesso. Le biografie dei santi descrivono uomini e donne che, docili ai disegni divini, hanno affrontato talvolta prove e sofferenze indescrivibili, persecuzioni e martirio. Hanno perseverato nel loro impegno, “sono passati attraverso la grande tribolazione – si legge nell’Apocalisse – e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello” (v. 14). I loro nomi sono scritti nel libro della vita (cfr Ap 20, 12); loro eterna dimora è il Paradiso. L’esempio dei santi è per noi un incoraggiamento a seguire le stesse orme, a sperimentare la gioia di chi si fida di Dio, perché l’unica vera causa di tristezza e di infelicità per l’uomo è vivere lontano da Lui…. (Omelia di Benedetto XVI del 1 novembre 2006)

La S. Messa odierna (registrata quella prefestiva di martedì sera)

 

30ma domenica del tempo ordinario: Mt. 22, 34-40: “Amerai il Signore tuo Dio, e il tuo prossimo come te stesso.”

“Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze. Amerai il prossimo tuo come te stesso”.

Di fronte e queste parole così semplici e profonde si accumulano molti sentimenti. Innanzitutto vergogna e pentimento di amare tanto poco. Me lo chiedo e anche ciascuno di voi può chiedersi: Questa mattina ho vissuto l’amore di Dio? In questo momento amo il Signore con tutto il cuore, oppure sono distratto, sento la sua presenza piena di amore? E verso gli altri: questa mattina ho cercato di offrire amore alle persone, in casa, per la strada, qui in chiesa? Oppure sono egoista, capriccioso, penso solo a me? Poi sento che è importante rinnovare i propositi di un amore sincero, concreto, verso Dio e verso gli altri. Devo sentire che l’amore è la cosa più bella, più grande, quella che veramente conta. Anche se attorno la mentalità mondana non fa altro che indurre nel senso opposto. Il comandamento dell’amore,  a volte ci sembra troppo grande, quasi impossibile da mettere in pratica. Ma Gesù non solo ci ha dato il comandamento,  ha anche  infuso nei nostri cuori il suo Spirito Santo, che è lo Spirito dell’amore, la forza dell’amore, la gioia dell’amore. E allora tutto diventa possibile! E’ nell’amore al prossimo che diventiamo concreti. Amiamo il prossimo così com’è: non solo quello simpatico, quello amico, quello che ti ricambia, ma il prossimo nella sua povertà, nel suo bisogno di amore, di aiuto, di dignità, di vita, di perdono, di redenzione.  Gesù dirà inoltre: ” Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, pregate per i vostri persecutori”, e non si limiterà a dire: “ama il prossimo come te stesso”, ma “amatevi come Io vi ho amati”, cioè dando la vita. E l’amore è la cosa più grande che possiamo dare ed è la cosa di cui tutti abbiamo bisogno. Dice l’apostolo Paolo: “Amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno”. L’amore è un arricchimento reciproco, è contemporaneamente dare e ricevere, è un perdere solo apparente, perché in realtà si ottiene molto di più di quanto si dà. Il Signore ritiene fatto a Sé quello che facciamo al prossimo, specie a quello bisognoso. Se faremo così, dirà anche a noi: “Entra nella gioia del tuo Signore”. Il video che segue, rivolto particolarmente agli ammalati e a chi è impossibilitato a partecipare alla Celebrazione in Chiesa, è quello della S. Messa odierna delle ore 10,30, come al solito, al momento della comunione, potrete recitare con l’ aiuto della voce-guida, la “comunione spirituale”. BUONA E SANTA DOMENICA!!

 

CALENDARIO DI NOVEMBRE

Abbiamo pubblicato il calendario di questo mese di Novembre. E’ il mese in cui ricordiamo tutti i nostri Defunti. Troverete gli appuntamenti per queste giornate commemorative. Naturalmente non c’è solo questo durante il mese e tutto il resto lo si può consutare andando, al solito sulla pagina “CALENDARIO”. Incontriamoci nella nostra casa comune che è la parrocchia, per condividere tutti insieme la stessa fede nell’ unico Signore !