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OTTAVA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello. Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda».

 Attraverso l’Evangelista, Gesù ci dice che dobbiamo essere consapevoli di commettere regolarmente errori. 
 La parabola del cieco che guida un altro cieco , sembra rivolta ai responsabili della comunità che reputano di essere i detentori della verità e per questo  superiori agli altri. Essi, sono guide cieche, perché non sanno distinguere  l’ispirazione dello Spirito dal loro egocentrismo. Il Maestro Gesù, non impartisce solo lezioni teoriche di vita ma a queste aggiunge una vera e propria TESTIMONIANZA DI VITA!  E’ lui il modello da imitare e seguire  quando arriva il dubbio e la tentazione…soprattutto quella di pensare di farcela da soli! Rischiamo di rimanere ciechi, senza sapere dove andiamo.
Nella parabola della pagliuzza negli occhi dei fratelli, veniamo incoraggiati a guardare loro con apertura totale, senza pregiudizio o peggio ancora giudicandoli senza prima esserci fatti un esame di coscienza.  Gesù ci chiede un atteggiamento di disponibilità  totale verso i fratelli lasciando da parte  la nostra presunzione di superiorità.
Con la parabola dell’albero che dà buoni frutti, dobbiamo capire che  credere veramente in Dio, significa praticare il bene altrui e non l’egoismo. Chi non si impegna ad imitare Gesù, ha il  cuore è sterile….non produce frutti di amore!
Non saremo giudicati attraverso la nostra facciata esterna, ma da cosa c’è dentro il nostro cuore, da quello che esso sà trasmettere.  Ricordiamo….Dio ci conosce e sà cosa c’è dentro ognuno di noi! La Quaresima che ci apprestiamo a vivere ci aiuti a cambiare direzione, senza la pretesa di farcela da soli. Porgiamo durante questo periodo, la nostra mano a Cristo, facciamoci “portare da lui”….allora si, la nostra vita avrà un senso! Buona domenica.