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Prima domenica di Quaresima

Leggevo un’ intenzione della preghiera dei fedeli di questa domenica che dice così: “Perché sappiamo sempre credere nella forza dell’unione che c’è tra noi e Te, più stabile delle distrazioni che comportano le tentazioni del momento.” Credere nella forza dell’ unione tra noi e Dio. Penso sia questo che ci manca. Perchè la condivisione vera, se pur libera, del nostro quotidiano con il Signore, ci tiene lontani dalle distrazioni le quali, come cita giustamente l’ orazione, ci portano alle tentazioni. Le distrazioni del quotidiano non mi permettono di proclamare: «Gesù è il Signore!» e mi chiedo,  “credo veramente che Dio lo ha risuscitato dai morti? Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza, lo dice Paolo nella seconda lettura di oggi (Rm. 10, 8-13).  E’  questione di testimoniare la  convinzione che quell’ uomo-Dio appeso allo  scandalo della croce, mi ha salvato perchè mi ama a dismisura. Con questa certezza le  mie distrazioni non possono deviarmi. Quella croce non può essere solo un orpello da esporre in casa ed essere dimenticato. Da colui che lì è appeso, parte la domanda: “Vuoi essere unito a me?” e su quel motivo mi viene fatta anche  un’ altra domanda (questa volta da Paolo Rm 8,35.37-39 ) “chi ti separerà dall’ amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?…il non aver ceduto alla tentazione deve riuscire a farmi dire con Paolo: “Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarmi dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore.” E allora l’ augurio per un buon cammino quaresimale, lo riprendo dall’ orazione  conclusiva della preghiera dei fedeli che ho citato all’ inizio: “O Padre, tu sei l’unico Signore che lascia liberi i suoi servitori, aiutaci a non cercare gloria lontano da te per trovare poi solo catene e disperazione.”  F. Giannini