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Domenica 27 marzo: QUARTA DOMENICA DI QUARESIMA. “Della gioia.”

Lc. 15,1-3.11-32: “Questo tuo fratello era morto ed tornato in vita.”

Questa volta ad avvicinarsi a Gesù per ascoltarlo, sono i pubblicani e i peccatori. “Tutti”, sottolinea il Vangelo. E il Signore li accoglie, ci parla, ci mangia insieme, li invita al banchetto. Fa di più, cambia il loro nome: da “questo peccatore” a “tuo fratello”, da “tuo servo” a “mio figlio”…….”Mangiamo e facciamo festa”. È il plurale dell’amore che spartisce, moltiplica la gioia; l’opposto delle parole del ricco accentratore: “Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e divertiti!”. “Radice del peccato è la cattiva opinione sul Padre, comune sia al maggiore che al minore. L’uno, per liberarsene, instaura la strategia del piacere. L’altro, per imbonirselo, instaura la strategia del dovere. Ateismo e religione, nihilismo e vittimismo scaturiscono da un’unica fonte: la non conoscenza di Dio”. Ognuno di noi è il minore; ognuno è il maggiore. Conta il Padre, il solo capace di ritrovarci come figli. Questo è il miracolo che esige la festa.
Nell’ordine della salvezza e del rapporto con Dio “tutto è grazia”. Lo dice bene Søren Kierkegaard: Il contrario del peccato non è la virtù. Ma la fede. Una fede che fa aprire gli occhi sul tuo nulla e sul tutto di Dio, sulla tua miseria e sulla sua misericordia. Penso alle coppie in crisi, dove ciascuno ritiene di trovarsi dalla parte della ragione. Se non si demolisce questa presunzione, non ci sarà dialogo e soprattutto non potrà emergere un sano rispetto della diversità altrui. Amarsi da “peccatori” consapevoli è forse il modo autentico di esprimere l’amore. (don Angelo Sceppacerca)

Domenica 20 marzo: TERZA DOMENICA DI QUARESIMA. “Della conversione.”

Lc. 13, 1-9 : “Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.”

Anche oggi Gesù ci invita alla conversione.  Questo  invito, dovremmo invece prenderlo come un richiamo forte e impegnarci sul  serio a cambiare rotta e convergere verso un qualcosa di diverso che ci cambi  in meglio. Non  dobbiamo credere che ci siano vie intermedie tra una vita convertita al Vangelo e una vita non convertita.  Invece di lamentarci del passato e di preoccuparci per il futuro dovrebbe catturarci  la bellezza di vivere il presente.  Un presente dove sappiamo che al di là di ogni nostro rifiuto, Gecù  rinnova sempre la possibilità di migliorarci nel Suo amore.  Le nostre giornate,  “brutte o belle”  non sono tali  perchè   Lui  gli fà prendere una certa piega. Siamo noi con la libertà   donataci, a doverle gestire in modo che siano fruttuose e profonde, con un quotidiano desiderio  di conoscerlo  e di entrare in relazione con Lui.  Incrociare il Suo sguardo quotidianamente ci aiuta a convertirci e salvarci. La conversione è  modifica di comportamenti,  trasformazione del pensiero, un modo  nuovo di interpretare la vita. “Il fico che non dà frutti andrebbe tagliato”… e non dobbiamo essere come quel fico! Gesù lo concima quotidianamente,  a noi il compito di acquisirne i benifici,  a noi la responsabilità di…non essiccare e venire tagliati. Fabrizio Giannini

Seconda domenica di Quaresima: “la Trasfigurazione”

“In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. E mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante.”  Lc 9, 28-29

Il cammino quaresimale è iniziato da poco. Sentiamoci anche noi “presi” da Gesù e portati sul monte. La salita non è facile, ma c’è con noi il Maestro. Lui non ci lascia soli, non ci abbandona. A volte, come i tre apostoli, non riusciamo a capirlo, siamo tentati dal sonno. Ma Gesù non procede da solo. “Non è un eroe solitario”. Vuole farci fare un’esperienza trasfigurante. Vuole farci entrare nella preghiera con lui.
Scrive l’evangelista che “mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante”. Era tale il mutamento del volto che ebbe riflesso anche nelle vesti. Quel giorno la preghiera fu particolarmente intensa. Gli apostoli rimangono come storditi e Pietro fa una proposta strana: vorrebbe rimanere lì sul monte per sempre. Tuttavia, in quell’evento meraviglioso non manca una nube che li avvolge e li riempie di paura. Sarà solo Gesù che li salva con la sua presenza di luce. Così avviene sempre per noi: nei momenti duri, nel dubbio, nel dolore Gesù può trasfigurarci. “E’ la rottura del limite, è contemplare quanto è buono il Signore”. (Sr. Curti)

Prima domenica di Quaresima

Leggevo un’ intenzione della preghiera dei fedeli di questa domenica che dice così: “Perché sappiamo sempre credere nella forza dell’unione che c’è tra noi e Te, più stabile delle distrazioni che comportano le tentazioni del momento.” Credere nella forza dell’ unione tra noi e Dio. Penso sia questo che ci manca. Perchè la condivisione vera, se pur libera, del nostro quotidiano con il Signore, ci tiene lontani dalle distrazioni le quali, come cita giustamente l’ orazione, ci portano alle tentazioni. Le distrazioni del quotidiano non mi permettono di proclamare: «Gesù è il Signore!» e mi chiedo,  “credo veramente che Dio lo ha risuscitato dai morti? Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza, lo dice Paolo nella seconda lettura di oggi (Rm. 10, 8-13).  E’  questione di testimoniare la  convinzione che quell’ uomo-Dio appeso allo  scandalo della croce, mi ha salvato perchè mi ama a dismisura. Con questa certezza le  mie distrazioni non possono deviarmi. Quella croce non può essere solo un orpello da esporre in casa ed essere dimenticato. Da colui che lì è appeso, parte la domanda: “Vuoi essere unito a me?” e su quel motivo mi viene fatta anche  un’ altra domanda (questa volta da Paolo Rm 8,35.37-39 ) “chi ti separerà dall’ amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?…il non aver ceduto alla tentazione deve riuscire a farmi dire con Paolo: “Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarmi dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore.” E allora l’ augurio per un buon cammino quaresimale, lo riprendo dall’ orazione  conclusiva della preghiera dei fedeli che ho citato all’ inizio: “O Padre, tu sei l’unico Signore che lascia liberi i suoi servitori, aiutaci a non cercare gloria lontano da te per trovare poi solo catene e disperazione.”  F. Giannini